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lunedì 10 giugno 2013

Una giornata di pubbliche relazioni alla Conferenza del I Distretto

di Roberta Breusa, 
Fiammetta Meytre, 
Stefano Mourglia 
e Francesca Richard

In occasione della Conferenza Distrettuale di sabato 8 e domenica 9 giugno ad Angrogna, tre bellissime e intraprendenti fanciulle, più l'onnipresente Stiff, hanno approfittato di un'ultima occasione per farsi portavoce del gruppo Scambiamente. Lo scopo della loro presenza non era tanto quello di autofinanziare le spese del gruppo in vista del viaggio, ma soprattutto quello di rispondere alle ultime domane e curiosità delle comunità riguardo lo scambio. Dunque, allietando lo sguardo (ovviamente non per le fanciulle bensì per i manufatti in stoffa) e il palato di coloro che si fermavano al banchetto, hanno risposto agli ultimi dubbi e curiosità sul progetto che le coinvolgeva...  

Come?! Naturalmente acquistando le fantastiche borse, i portapenne (brevettati dalla genial mente di Marco Fornerone), gli astucci e le famosissime "pochettes vaudoises" alias portatabacco, tutti cuciti con la stoffa avanzata dal campo di preparazione alla Gianavella. Come piccole massaie hanno inoltre cucinato dei biscotti per i più golosi. 
Dai proventi si è deciso di sottrarre una piccola somma destinata come offerta per l'utilizzo della cucina, del gas e del riscaldamento della chiesa di Pinerolo, che è sempre stata disponibile senza riserve a sostenerci per la preparazione dei biscotti e del dulce de leche per i banchetti, mentre il residuo verrà portato nel Rio de la plata come fondo di cassa comune per pagare le eventuali spese extra che coinvolgeranno l'intero gruppo di scambio. 
La sorpresa più grande di tutta la giornata è stata quella di scoprire che l'obiettivo veramente primario rispetto all'autifinanziamento, ovvero quello di portare a conoscenza di tutti la natura del progetto poteva ormai considerarsi raggiunta pienamente.

mercoledì 20 febbraio 2013

a pranzo col Moderatore!

Oggi, durante il pranzo con la comunità di Pomaretto, la delegazione rioplatense è stata raggiunta dal Moderatore della Tavola Valdese in Italia, Eugenio Bernardini. Durante il pranzo, il gruppo ha potuto raccontare le esperienze vissute in Italia e le impressioni che hanno suscitato loro le nostre comunità, così simili eppure così diverse dalle nostre chiese sorelle in Uruguay e Argentina. Chi ha notato la differenza fra le chiese delle Valli e le chiese del resto d'Italia, chi si è chiesto perché, alle Valli, chiese tanto vicine abbiano vite così indipendenti, chi sostiene che i valdesi italiani si rifiutino di fare tutto ciò che percepiscono come "cattolico", chi ha notato come i giovani si riconoscano in gruppi sovra-comunitari, non senza il rischio di perdere di vista la centralità della Parola. La visita di un gruppo di giovani molto impegnati nella Chiesa Valdese (del Rio de la Plata), che ha saputo riconoscere nelle nostre comunità molte delle dinamiche in atto anche oltreoceano, ci ha offerto un punto di vista diverso, ma consapevole, sulla nostra realtà. Eugenio ha ascoltato molto, ed è intervenuto per aggiungere dettagli e sfumature alla lettura offerta dai nostri fratelli e dalle nostre sorelle del Rio de la Plata. Dopo il pranzo, ci siamo salutati sottolineando l'importanza di momenti di scambio come questi, che fanno crescere entrambi i rami della nostra chiesa. 

sabato 2 febbraio 2013

Ecumene: dalla crisi alla speranza

Cari lettori, care lettrici,
in questi giorni il gruppo italiano e il gruppo rioplatense sono riuniti a Ecumene (Velletri), per conoscersi, confrontarsi, giocare e scambiare idee, esperienze e riflessioni. 
Venerdì sera abbiamo giocato, riso, urlato, fatto uscire tutto quello che poteva disturbare l'atmosfera del campo! Stamattina abbiamo iniziato la giornata con un devocional curato dal gruppo rioplatense, e poi siamo entrati nel vivo della nostra riflessione su crisi e speranza.
Grazie agli stimoli del libro "Le rane che si credevano pesci" di Cristiano Ghibaudo, abbiamo iniziato a interrogarci sui diversi modi in cui ciascuno di noi reagisce alle situazioni di crisi, che sono poi gli stessi con cui ha imparato a reagire alla quotidianità.
Rane Lamentine
Black Frog


lunedì 10 dicembre 2012

Articolo sul Notiziario FGEI


Ecco l'articolo che Federico ha scritto per il quarto Notiziario FGEI del 2012, uscito con Riforma n. 46, il 30 novembre di quest'anno!



sabato 22 settembre 2012

Dalla povertà che sta tra le mani di un ragazzo...

di Stefano D'Amore

Giovanni 6: 1-15
1 Dopo queste cose Gesù se ne andò all'altra riva del mare di Galilea, cioè il mare di Tiberiade. 2 Una gran folla lo seguiva, perché vedeva i miracoli che egli faceva sugli infermi. 3 Ma Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 4 Or la Pasqua, la festa dei Giudei, era vicina. 5 Gesù dunque, alzati gli occhi e vedendo che una gran folla veniva verso di lui, disse a Filippo: «Dove compreremo del pane perché questa gente abbia da mangiare?» 6 Diceva così per metterlo alla prova; perché sapeva bene quello che stava per fare. 7 Filippo gli rispose: «Duecento denari di pani non bastano perché ciascuno ne riceva un pezzetto». 8 Uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro, gli disse: 9 «C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cosa sono per tanta gente?» 10 Gesù disse: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo. La gente dunque si sedette, ed erano circa cinquemila uomini. 11 Gesù, quindi, prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì alla gente seduta; lo stesso fece dei pesci, quanti ne vollero. 12 Quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché niente si perda». 13 Essi quindi li raccolsero e riempirono dodici ceste di pezzi che di quei cinque pani d'orzo erano avanzati a quelli che avevano mangiato.
14 La gente dunque, avendo visto il miracolo che Gesù aveva fatto, disse: «Questi è certo il profeta che deve venire nel mondo». 15 Gesù, quindi, sapendo che stavano per venire a rapirlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, tutto solo.


Niente di più conosciuto. Ci ricorda quella storiella che nonno racconta sempre uguale e che conosciamo già a memoria. Ma vi propongo di leggere questo racconto con gli occhi di Filippo e di Andrea.
Non vorremmo certo essere nei panni di Filippo, che forse si sente un po’ ad un esame, con un problema molto più grosso di lui da risolvere. Alla domanda di Gesù Filippo risponde che è impossibile avere duecento denari qui ed ora, impossibile comprare una quantità simile di pane, impossibile che sia sufficiente perché tutti ne abbiano un pezzetto. Il ragionamento di Filippo è estremamente logico e razionale, la proposta di Gesù è impossibile da realizzare.
Andrea sembra fare uno sforzo in più: indica che un giovanotto si è portato dietro la merenda. Ma mentre lo dice si rende conto dell’assurdità della cosa e subito sottolinea l’inutilità di quel pane e di quel pasce, li sminuisce e li presenta già come assolutamente insufficienti. Ciò che ha nella borsa quel giovane fa quasi ridere: è un po’ come se durante una passeggiata in montagna ti si chiedesse di dividere con cinquemila persone il paninetto alla mortadella e le albicocche secche che ti sei portato dietro…
Siamo anche noi, impigliati tra il realismo pessimista di Filippo e la svalutazione di Andrea. Ma proprio da quel vicolo cieco, Gesù, ci conduce fuori. E lo fa non attraverso lo schiocco delle dita, ma affrontando la crisi, trasformando la realtà che ci sembra così misera.
L’impossibile di Filippo è la possibilità per Gesù; l’insufficienza, la scarsezza segnalate da Andrea sono l’abbondanza per Gesù.
Gesù non dà briciole, non fa elemosine, non punta a accontentare tutti per un istante. Non risolve i problemi a breve termine. Ma investe nella povertà che sta tra le mani di un ragazzo. Non investe nel grande patrimonio sicuro e magari ben nascosto e protetto all’estero, ma investe nelle mani semi-vuote del giovane e nella possibilità di moltiplicare la nostra pochezza.
Il ringraziamento e la condivisione sono le azioni che creano la moltiplicazione. Da queste due cose possono nascere la moltiplicazione, la sufficienza per tutti, l’abbondanza. Amen.

mercoledì 19 settembre 2012

Una lista aperta ...


di Stefano D'Amore

Matteo 10: 2-4
2 I nomi dei dodici apostoli sono questi: il primo, Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello; 3 Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo d'Alfeo e Taddeo;4 Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, quello stesso che poi lo tradì.

Avete mai notato quante liste ci sono nella Bibbia? 
Le liste aiutano a fare chiarezza, a ricordare la genealogia, a definire chi è parte di un gruppo, a dire con precisione chi c’era e chi non c’era, anche a lasciare una testimonianza storica. Non so voi, ma io spesso mi faccio delle liste. Lo faccio per non dimenticare le cose da fare, ma dato che la vita procede, si aggiungono sempre nuovi punti e quindi non ho mai liste chiuse, ma in continuo movimento e questa cosa mi rende nervoso… Se provate a contare il numero degli apostoli ne troverete dodici: i conti tornano. Anche l’Evangelo di Marco è d’accordo. Ma nel Vangelo di Luca non c’è nessun Taddeo e al suo posto troviamo invece un certo Giuda figlio di Giacomo. Non parliamo poi del Vangelo di Giovanni che ne menziona solo quattro, tra cui un certo Natanaele. Viene da chiedersi: com’è possibile tanta imprecisione?
La stessa “imprecisione” la troviamo altrove. Le dodici tribù di Isralele, ad esempio, non sono un riferimento così fisso e quando la Bibbia ne parla, non sempre si capisce a quali si riferisca con esattezza. Anche la lista di chi era presente al momento della morte in croce o della resurrezione di Gesù varia a seconda di chi scrive. Aggiungiamo che questi esempi non sono marginali, ma sono elenchi stilati intorno a fatti importanti. Come risolvere questa sensazione di approssimazione?
Come prima cosa possiamo dire che se chiedessi a voi di stilare la lista esatta di chi fa parte di questo gruppo, sono sicuro che ci sarebbero liste diverse a seconda dei vostri ricordi, della vostra esperienza, della vostra visione del gruppo. Allora, forse, quella che a noi appare come un’inesattezza forse è invece il segno di una complessità delle cose, il segno di una ricchezza, il segno che con occhi diversi si vedono cose diverse. La seconda cosa è che le “inesattezze numeriche” dei testi biblici potrebbero invece essere una
scelta teologica che ci aiuta. Contarsi e sapere quanti siamo è importante perché permette di fare delle valutazioni, di essere realisti e di tarare le iniziative in base alle forze che abbiamo. Ma è importante non cadere nella tentazione di bloccare e cristallizzare i gruppi a cui apparteniamo; è importante che esistano sempre dei posti disponibili perché a volte è un bene non essere in grado di definire con certezza chi è dentro e chi è fuori. Quello che a noi appare come qualcosa di vago e impreciso forse è invece un monito: chi chiude le liste senza sentire ragione chiude se stesso nel buio e nella sterilità.
I gruppi di persone che vivono i momenti più importanti della storia di Israele e della vita di Cristo hanno frontiere fluide e non rigide. Ma sono anche gruppi saldi, definiti, collegati al loro interno. Sono uniti e non dispersi; aperti, ma non confusi e indefiniti. Flessibili, ma non frammentati. Lasciano aperte le liste, questo sì.
Che il Signore ci dia di vivere senza l’assillo di blindare gli elenchi, ma desiderosi di creare nuovi legami, di sentirci invitati nelle liste di altri e di invitare altre alle nostre liste, perché un legame più forte ha già afferrato ciascuno e ciascuna di noi. 
Amen

martedì 18 settembre 2012

voci e volti dal primo incontro!


Chicos, Chicas, 
è online l'intervista che la redazione di Radio Beckwith Evangelica ha fatto a Damilola, Serena, Camilla, Cecilia e Stefano!
Approfittate dello streaming per riascoltare le voci di chi avete appena conosciuto, o di chi invece conoscete molto bene! Non vi sembra passato già tantissimo tempo, da quando non conoscevate i volti dei vostri compagni di viaggio? Ebbene, regalatevi un momento di nostalgia, ridacchiando delle loro risposte imprecise e imbarazzate, e ritrovando alcune espressioni che avrete notato durante il campo!
Hasta pronto!

Ascoltate l'intervista!

E, in attesa del nostro prossimo incontro, ci salutiamo con un pensiero dal libretto blu della CEVAA...

Bisogna partire popolo di Dio! Volevate fermarvi qui, al caldo conforto di queste mura? Volevate prendere dimora nella casa di Dio? Ma Dio non ha casa! Non si imprigiona Dio in una dimora fissa, è sempre in movimento, senza domicilio, senza poltrone né pantofole. Questo è un accampamento provvisorio, luogo di transito, dove Dio e gli esseri umani si fermano prima di riprendere il cammino.
Uscite, popolo di Dio, siete un popolo migrante, la vostra terra non è questa. Siete un popolo in movimento, sempre stranieri, mai residenti fissi, gente in transito verso un'altra dimora.
Uscite popolo di Dio, andate a pregare in un altro luogo. Il servizio sarà il vostro cantico, Gesù sarà il celebrante. Andate, siete la casa di Dio pietre scolpite ad immagine del suo amore. Fuori vi aspettano, popolo di Dio e, ve lo assicuro, Dio esce con voi.
Redouane Es Sbanti
CEVAA - al di là delle barriere



lunedì 17 settembre 2012

Quando ci siamo conosciuti...

di Damilola Abiola Wiwoloku

Dal 14 al 16 settembre si è tenuta, alla Gianavella, Rorà, la prima fase di preparazione per lo scambio  giovanile con le chiese del Rio de la Plata. L'incontro ha avuto inizio la sera con l'arrivo di tutti i partecipanti, i responsabili del gruppo e il comitato organizzatore. Dopo aver cenato, si sono svolti dei giochi di presentazione affinché il gruppo si conoscesse meglio e ovviamente non sono mancate le risate.

La mattina seguente la staff degli organizzatori ha suddiviso il gruppo per provenienza e per denominazione, per sottolineare che in questo scambio è coinvolti il BMV (le chiese Battiste, Metodista e Valdese) e tutta l'Italia dal Sud (Palermo) al Nord (Prali). Al termine di questa attività, i responsabili hanno diviso il gruppo in 5 sottogruppi. In questi sottogruppi si è parlato molto delle aspettative e delle paure che avrebbe portato il viaggio. Si è evidenziato che una delle paure più frequente era quella di non riuscire ad avere un bel confronto coi ragazzi rioplatensi, ma a questa paura si contrapponeva la grande disponibilità all'apprendimento delle loro usanze e di arricchimento culturale.
Nel pomeriggio, invece, si è parlato della storia delle chiese rioplatensi e della loro diffusione nel territorio di Argentina e Uruguay. Grazie ad una mappa geografica si è constatato la grandezza dei due stati e sopratutto si è ottenuta una panoramica delle varie tappe, nelle chiese e nelle opere, che il gruppo avrebbe potuto visitare.
La sera, dopo aver cenato, è avvenuta la degustazione di tutte le pietanze che i ragazzi hanno portato dal loro luogo di provenienza.

L'ultima mattina si è discusso sul calendario dei prossimi incontri che si teranno prima che i partecipanti partano per l'Argentina e l'Uruguay, e sul modo in cui i partecipanti potranno contribuire insieme alle loro comunità di provenienza per il co-finanziamento di questo progetto.
La prima fase di preparazione per lo scambio giovanile con le chiese rioplatensi si è conclusa con una benedizione e con lo scambio di piccoli regali trai i partecipanti, i responsabili del gruppo e il comitato organizzatore. Il gruppo si è dimostrato molto unito e carico, pronto per questa nuova avventura.


mercoledì 12 settembre 2012

Scambiamente fase 1

Finalmente ci incontriamo! 

Venerdì 14 settembre, verso sera, 15 ragazzi e ragazze provenienti da Palermo a Prali si troveranno pigiati in una baita di montagna, a Rorà. 
Immaginiamo sguardi curiosi, mani che si stringolo, i più timidi che studiano gli altri, i più entusiasti che già vagheggiano di come sarà passare un mese insieme, l'estate prossima, nelle terre basse di Uruguay e Argentina. 
Il viaggio sembra lontano ora, più vicina è l'accoglienza del gruppo gemello, 15 ragazzi e ragazze dalla Iglesia Evangelica Valdense del Rio de la Plata che a fine gennaio 2013 sbarcheranno a Caselle, e con loro una ventata di odore di mate, di parole dolci e di sorrisi diversi. 

Ma non è ancora tempo di lingue straniere e di notti in treno su e giù per lo stivale: la sala di legno della Gianavella ci accoglie questo fine settimana per raccogliere i nostri dubbi, le nostre aspettative, e per nutrire il nostro entusiasmo. Il gruppo deve conoscersi, e deve conoscere i tre responsabili che li accompagneranno in questa grande avventura!